Ieri, un po’ sorpreso, un po’ incuriosito, ma molto compiaciuto, ho trovato nei commenti al post dell’altro giorno, la replica di Massimo Polidoro alle critiche mosse indirittamente al suo libro dopo aver letto l’articolo recensione di Vanity Fair.
Per chi si fosse perso la querelle, riassumo brevemente: 2 o 3 giorni fa esce su La Stampa un’intervista di Marco Travaglio in cui il giornalista si dice convinto che l’attentato a Costanzo (e a Maria De Filippi) fu ordito dalla mafia non tanto per le lotte di quest’ultimo dal palco del Costanzo Show contro i boss siculi, ma perché l’organizzazione criminale più famosa del mondo era venuta a conoscenza del “no” opposto da Costanzo al progetto di Berlusconi di buttarsi in politica (un no opposto anche da altri come Fedele Confalonieri).
Tesi, permetteteci di dirlo, che a noi pare, con tutto il rispetto, una cazzata.
Lo stesso giorno (quando si dice la casualità) mi capita tra le mani un articolo di Vanity Fair in cui Andrea Purgatori recensisce un libro di misteriose rivelazioni sulla banda della Uno Bianca.
Titolo dell’articolo di Vanity Fair (a caratteri cubitali): “Uno Bianca: un’altra storia” (già qui la mia curiosità era ai massimi livelli).
Per non parlare del sottotitolo: “[..] romanzo verità di Massimo Polidoro che ricostruisce quella sanguinosa stagione terminata il 21 novembre 1994 con l’arresto di Roberto Savi. Lo stesso giorno in cui Silvio Berlusconi ricevette l’avviso di garanzia che portò alla caduta del suo governo. Davvero una pura coincidenza?[...]“.
La curiosità e l’altra coincidenza con l’intervista di Travaglio avevano subito lasciato il posto ad una voglia irrefrenabile di leggere quali altre contorsioni mentali sulla nascita di Forza Italia e su Berlusconi stessero per raggiungere gli scaffali delle librerie.
Ed in effetti l’articolo non deludeva le aspettative: la banda della Uno Bianca aiutata dai servizi segreti (e fin qui…), i poveri magistrati di Milano, guidati da Borrelli, dispiaciuti di dover mandare un avviso di garanzia a Berlusconi (non ho mai riso tanto), lo Zio che venuto misteriosamente a sapere di quello che stava succedendo tra Roma e Milano dà la notizia in pasto al Corriere della Sera per screditare la magistratura ed in particolare il povero Tonino Di Pietro…
Insomma un pout pourri di complottismo da far invidia a Travaglio.
Però, per fortuna, dal commento che ieri gentilmente (e pacatamente direbbe Crozza) Massimo Polidoro ha lasciato su questo blog, pare che quella recensione fosse un po’ “bislacca”.
E noi non possiamo che prenderne atto, scusarci per esserci basati solo una recensione di Vanity Fair e non sulla lettura del libro stesso, ma soprattutto promettere solennemente di comprare “Un gioco infame” di Massimo Polidoro (pagg 541, euro 20 -info prese da Vanity Fair, speriamo non siano sbagliate pure queste
) edizioni Piemme e ringraziare ancora l’autore per la gentilezza nell’avvisarci e nei toni pacati usati (in fondo il post non lo trattava così bene).
Ovviamente il consiglio è esteso a tutti i lettori di questo blog (ed ho corretto anche il post precendente che adesso ha una NOTA che lo riporta qui).
A seguire il commento di Massimo Polidoro:
Cari tutti, sono il Massimo Polidoro di “Un gioco infame”. Leggo abbastanza stupefatto (ma non troppo, e dopo capirete perché) i commenti di questo post. Mi risulta purtroppo chiaro che nessuno di voi si è preso la briga di leggere il mio libro, altrimenti sapreste che i detective che prendono i banditi della Uno bianca alla fine scoprono che NON ESISTE NESSUN COMPLOTTO.
Quello che avete commentato tutti è l’articolo (o meglio il racconto) scritto da Purgatori per Vanity Fair. E’ vero che quell’articolo citava il mio libro, ma parlava di qualcosa che non ha nessun tipo di somiglianza con il lavoro che ho fatto io. Che mi sono spulciato tutti gli atti dei processi, i verbali degli interrogatori, ho passato giornate intere con i due protagonisti della storia (Luciano Baglioni e Pietro Costanza del commissariato di Rimini) ripercorrendo tutta la loro inchiesta, visitando con loro i luoghi dei sopralluoghi, degli appostamenti e così via.
Le conclusioni che raggiungono Baglioni e Costanza sono le stesse che ho raggiunto io dopo avere ricostruito tutta la storia, e cioè che l’idea del complotto non serve a spiegare la banda della Uno bianca. Tutto quello che ho scritto io (anche se lo chiamano romanzo verità) si basa su fatti documentati in tribunale e non (ma sempre documentati). E’ vero, nel mio libro c’è anche un trafficone dei servizi segreti, forse legato alla Falange Armata, ma né l’uno né l’altro, alla fine risultano collegati alla banda della Uno bianca.
La domanda, piuttosto, è perchè mai Vanity Fair abbia scelto un modo così bislacco per parlare di un libro che tratta l’argomento nel modo esattamente opposto dall’articolo che lo presenta. Questo ammetto che è un mistero anche per me.
A questo punto, però, mi piacerebbe se qualcuno di voi leggesse il libro e mi dicesse che cosa ne pensa davvero. Magari non gli piacerà, e mi sarà comunque utile saperlo, ma almeno potrà parlare di qualcosa che conosce.
Grazie per l’ospitalità e spero a presto.
P.S. Mi sembra di capire che il fatto che io sia nato a Voghera sia nota di demerito per uno scrittore. Bisognerà informare anche Alberto Arbasino, mio concittadino
Link Utili:
- sito ufficiale di Massimo Polidoro
- “Un gioco infame” di Massimo Polidoro ed Piemme (pagg 541 - euro 20, su Bol c’è lo socnto di 4)
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3 Responses to “Massimo Polidoro ci scrive…”
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[...] UPDATE - NOTA Leggere la replica di Massimo Polidoro al post! [...]
K! Cazzone, Polidoro è uno dei pochi NON-complottisti che circolano in tv, è uno di quelli che da sempre si occupa di verificare quei cazzoni che pensano di smuovere gli oggetti col pensiero e via dicendo. Ha ragione ad incazzarsi per la recensione della recensione
Wat, io Polidoro l’avevo già sentito, ma, leggendo l’articolo di Vanity, l’avevo catalagato credendo che fosse uno di quelli che di solito scrive cazzate… purtroppo la testa funziona in modo strano (specie la mia).
Adesso indagherò sperando di non aver colpito proprio un mito.
E cmq prima di scrivere quel post, ho riletto l’articolo di Vanity Fair almeno 3 o 4 volte e ti assicuro che altro che complottismo c’era in quelle righe.
Eppoi c’era quella parte iperservile nei confronti di Borrelli e Di Pietro… minchia, non ci ho visto più.
Cmq adesso approfondirò per vedere se sono andato a colpire proprio uno dei pochi non complottisti: in ogni caso, posso dirti che, sia nel commento, sia per email, Polidoro è stato veramente un gran signore.

Già solamente per questo il libro lo comprerò al 100%.
Io se uno avesse scritto di me quelle cose mi sarei iperincazzato.
Quelli di Vanity Fair però… altro che concorso di colpa
Mi verrebbe voglia di scannerizzare le 3 pagine dell’articolo di Vanity e metterle online solo per chiedere il perché di quella recensione. Eppoi la coincidenza dell’articolo di TRavaglio… finito di leggere quello mi capita sotto proprio Vanity Fair.
Vabbé!
COMPRATEVI IL LIBRO!