«L’attuazione concreta nella società italiana del principio del merito» è la cosa che preoccupa di più

Pubblicato: 5 May 2008, 11:21 pm Add comments

Berlusconi legge UnitàUna perla presa direttamente dal giornale ufficiale del Partito Democratico (cioé l’Unità).
Poi si domandano come mai non vincono le elezioni nemmeno dopo 5 anni di guerre, crisi economica, gaffe di Calderoli, ponti sullo stretto non fatti etc etc.
Certo è che Veltroni c’avrà da lavorare…
Questi so’ rimasti veramente all’età della pietra.
Poi si domandano come mai avvengono fatti del genere.

Il resto dell’articolo è questo:
Marina Boscaino per “l’Unità”
Mariastella Gelmini, forzitaliota doc, cattolica oltranzista, potrebbe essere il futuro ministro dell’Istruzione (speriamo - ma non ne siamo certi - pubblica). La cautela è d’obbligo: la Gelmini - trentacinquenne - è avvocato. Assessore al territorio della Provincia di Brescia, consigliera regionale e immediatamente dopo coordinatrice regionale di Forza Italia, la Gelmini viene eletta alla Camera nel 2006.

Un pedigree di tutto rispetto; compreso il culto della personalità del Grande Capo (era lì, adorante, il 18 novembre dello scorso anno, quando da un predellino di una macchina parcheggiata a Milano nasceva un partito), che nelle seguaci non manca mai. Di Berlusconi parlava così, in un’intervista al «Giornale» di qualche tempo fa: «Ha carisma, libera in noi energie positive, tira fuori la parte migliore, suscita idee nuove. Dice che bisogna alzarsi al mattino con il sole in tasca. Ai giovani piace la sua idea che la politica sia una cosa a tempo. Si fa se c’è entusiasmo, finché si è utili. Il contrario del politicante di professione».

Spregiudicatezza, dinamismo, “modernità”, freschezza: è questo che l’elettorato italiano apprezza, come dimostra - più o meno ininterrottamente - dal 1994. Atteggiamenti rincorsi affannosamente per tentare di ingaggiare un confronto impari sin dalla partenza. Che ha portato - nella generalizzata mancanza di progetto politico - alla pesante sconfitta elettorale.

La scuola rischia. È vero che siamo abituati da tempo al fatto che per occupare la poltrona di viale Trastevere non occorre titolo specifico, se non il fatto di averla frequentata, la scuola. E siamo anche abituati al fatto che l’ostinazione a non considerare la carica di ministro di un settore delicato come quello dell’istruzione vincolata a competenze e sensibilità specifiche sia un errore che nelle ultime due legislature è stato pagato a caro prezzo. Ma qui c’è di più. Il cursus honorum della Gelmini tradisce almeno elementi determinanti, che fanno presagire guai grossi per la scuola pubblica, qualora le previsioni dovessero avverarsi.

Innanzitutto il suo essere “lumbard”, senza se e senza ma. Strenua fautrice del federalismo fiscale, sostenitrice entusiasta di Roberto Formigoni: è appena il caso di ricordare come Formigoni stesso sia stato in grado di ammettere - usando la riforma del Titolo V della Costituzione - il doppio canale (sistema di istruzione vs sistema di formazione professionale) in Lombardia, avvalendosi dell’autonomia regionale nel campo dell’istruzione. Il fatto che la Gelmini abbia presentato il 5 febbraio scorso una proposta di legge che si pone come primo obiettivo «L’attuazione concreta nella società italiana del principio del merito» è la cosa che preoccupa di più.

Protagonista principale, la scuola. Quello che preoccupa, soprattutto, è l’assoluta miopia nel continuare ad ignorare una serie di elementi fondamentali, che rendono - come dimostrano i tanto sbandierati dati Ocse Pisa, mai letti con la necessaria attenzione - il sistema scolastico italiano tanto disomogeneo. Innanzitutto la mancanza di analisi rispetto alle differenti realtà locali, ai territori, alle regioni.

Prevedere un sistema di valutazione che individui standard di prestazioni è già impresa estremamente difficile. Considerare poi che questi standard possano essere sovrapponibili a tutte le realtà, non tenendo conto delle differentissime condizioni di partenza, delle strutture, della composizione del territorio è miope o in malafede; perché propone implicitamente la peggiore delle discriminazioni: quella su base socio-culturale.

La chiamata nominativa dei docenti, sostituita alla chiamata per graduatoria pubblica, significa virtualmente sostituire alla garanzia di pari opportunità di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori un criterio lobbystico e clientelare, quando non improntato alla necessità di consacrazione di un pensiero unico. La concorrenza nella scuola ha già creato danni e disfunzioni sufficienti, imponendo di concentrare l’attenzione su elementi più o meno fittizi che con la qualità dell’insegnamento e la capacità di costruire cittadini consapevoli e autonomi non hanno nulla a che fare.

Non saranno certamente la reintroduzione dell’esame di riparazione o l’aumento di selettività dei meccanismi di avanzamento scolastico a risollevare la scuola italiana dall’impasse culturale e formativa nella quale sta da anni scivolando.

La strada individuata dalla Gelmini (qualora dovesse essere lei il nuovo ministro) scatenerà l’applauso di opinionisti-accademici, le cui lobbies consolidate garantiscono incursioni spregiudicate in campi di cui non conoscono la complessità. Applicando a quei campi criteri manageriali. Ma, ne sono certa, non del mondo della scuola. Non è di un interventismo decisionista ed efficientista, acritico e mercantilistico di cui la scuola italiana ha bisogno.
Marina Boscaino per “l’Unità”

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11 Responses to “«L’attuazione concreta nella società italiana del principio del merito» è la cosa che preoccupa di più”

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    kagliostro Says:
    11

    Ragazzi sto in ritardissimo!
    Rispondo a tutti fra un paio di ore (anche se praticmaente condivido tutto quello che avete scritto).
    Un saluto ad Hamelin.

    Cachorro, non è tutto un fascio e la situazione locale della Lega è impossibile conoscerla realtà per realtà: però non si può mettere sull ostesso piano un movimento come uqello no-global basato sulle caserme dei centrisociali (qui a Roma 39 + almeno 1 aula okkupata in ogni ateneo) con quello dei naziskin che qui saranno 3 o 4. Ripeto: facciamoli fuori tutti, ma attenzione perché l’estremismo di destra è sì un pericolo fenomeno, ma relegato ad alcune realtà degradate.
    L’estremismo dei no-global invece trova ampio spazio nei salotti buoni ed è un vero sistema con tanto di avvocati e compagnia…

  2. Gravatar
    Cachorro Quente Says:
    10

    Mah, non so se sono d’accordo con l’articolo, ma la frase che citi tu a me pare una provocazione; si contesta, legittimamente credo, l’applicazione della concorrenza e di criteri meritocratici arbitrari al sistema scolastico.

    Per quanto riguarda i naziskin, mi pare poco onesto dire “la politica non c’entra niente”. La violenza da entrambe le parti può essere ridotta a una questione di ormoni e di “effetto branco”, ma questo non toglie il fatto che l’ideologia, come la religione o il tifo calcistico, può essere un motore di eventi del genere.
    E anche il fatto che le aggressioni neofasciste sono frequenti, e se ne parla pochissimo, perchè i media di sinistra evidentemente le considerano un argomento demodè, e i media di destra sono occupati a fotografare tutti gli striscioni delle manifestazioni in cerca di quelli antisemiti.
    Tu nel blog di Carletto fai tutto un fascio tra centri sociali e BR, ma dimentichi che in diversi comuni la Lega Nord è UFFICIALMENTE alleata con ’ste merde, vedi Borghezio e FN, vedi i consiglieri del MSFT mandati su dalla Lega proprio a Verona… e vabbè che questi nazi in particolare non appartenevano a nessun gruppo, che ti credi che quelli di FN a Treviso, Verona, Padova non pestino la gente?

  3. Gravatar
    snorri Says:
    9

    Anche Liberazione ieri dedicava un ritratto alla Gelmini. Anche loro hanno citato - en passant - la fedeltà al capo. Ma su tutto il resto sono stati più che equilibrati, quasi ammirati. Ammirati soprattutto del fatto che la Gelmini sia la prima vera “politica” del centrodestra della II repubblica, perché non è stata cooptata da Silviolotto e non ha precedenti in altri partiti defunti (per ragioni di età), ma ha fatto gavetta per tanti anni e si è fatta strada per i meriti conseguiti sul campo (volontariato in FI dalla nascita, consiglio comunale, super-votata alla Regione in una provincia difficile –> cosa che la fa diventare coordinatrice di FI in Lombardia e artefice di alcuni brillanti successi elettorali locali, come Monza e Brescia).

  4. Gravatar
    Valeforn Says:
    8

    Alla redattrice de l’Unità un sei politico.
    Un po’ come ad architettura ai miei tempi. Uno studiava e ci si laureava in otto.
    Va là!

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    kagliostro Says:
    7

    Eh la realtà è brutta.
    Oggi era previsto un post sui fatti veronesi.
    Ma siccome ultimamente sto diventando favorevole alla tortura e meno contrario alla pena di morte, non volevo scrivere parole che sarebbero state fraintese.

    In ogni caso ne possiamo parlare: per me quello che è successo a Verona è un altro indice degli sbagli di una certa cultura “lassista”. E quello che è successo andrebbe in parte associato più al maledetto bullismo (vedi i numerosissimi episodi di questo ultimo anno) che non alle idee politiche.

    Se vai a vedere siamo fermi a millenni fa: questi erano pure ULTRAS e come al solito commettevano REATI e nessuno diceva loro niente…
    Insomma un pasticciaccio.
    Credo che in questo caso fermarsi sul fatto che fossero naziskin c’entri poco: i ragazzi non sono stati aggrediti per motivi politici. fermo restando che i naziskin andrebbero presi e sbattuti a pulirei cessi vita natural durante.

    Speriamo che questo nuovo governo sia DURISSIMO con chi commette atti del genere.
    Una vera VERGOGNA!

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    Giancarlo Says:
    6

    E stare un po’ di più sull’attualità pare brutto?
    Ieri ti sei inventato il blog di tale Franceschini, oggi ti occupi dei dinosauri. La realtà ti fa schifo?

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    kagliostro Says:
    5

    Beh Grigio, non potevo dubitare che tu fossi d’accordo che la colpa è della Moratti.
    :grin: :grin:

    @Marco: credo che l’Unità finirà come l’alitalia, ma senza un Berlusconi che la salvi.
    Del resto non si capisce perché questi qui non lavorino SOLO con internet. Che bisogno hanno del giornale di carta non si sa proprio.
    :?: :?:

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    Grigio Says:
    4

    da anni scivolando

    Da quando è intervenuta la Moratti direi!

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    Marco Says:
    3

    lo vendono, lo vendono, ma mica poi tanto!
    son pieni di debiti.
    in compenso si mangiano quote del contributo pubblico…

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    kagliostro Says:
    2

    Aho’, ma questi il giornale lo devono pur vendere.
    Se non sparano ’ste cazzate vanno a far compagnia a Bertinotti ai giardinetti.
    Cmq la frase sulla meritocrazia è agghiacciante veramente :grin: :grin:

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