Casini va dicendo in giro che Berlusconi è ossessionato da lui.
Sarà anche vero, però bisognerebbe dire che lo stesso Casini ieri sera a Ballarò non ha dato risposta in cui non citasse Silvio. Roba da far tremare i polsi visto che non più di 2 settimane fa andava sorridendo in tutte le trasmissioni televisive chiedendo a Berlusconi di semplificare il centrodestra riducendolo ai soli padri fondatori.
Ed è stato accontentato…
Insomma bordate d’odio dall’una all’altra parte, che però risultano inspiegabili vista la differente posizione elettorale dei due.
Infatti se Silvio può andare quasi tranquillo alle elezioni senza Casini, lo stesso non si può dire di quest’ultimo.
In un sistema pensato per essere bipartitico ed in cui i leader dei due maggiori schieramenti lavorano per la soppressione dei cespugli e cespuglioni, si può facilmente ipotizzare che nel caso in cui uno dei due grandi non riesca ad ottenere la maggioranza, piuttosto che chiedere aiuto a Casini e Tabacci, opti per una grossa coalizione.
Corollario: i voti di Casini risulteranno sempre politicamente inutili.
La domanda che viene spontanea perciò: cosa farà Casini all’opposizione? continuerà ad essere politicamente inutile oppure cercherà prima o poi di rientrare nella casa madre del centrodestra?
Oppure tenterà di creare un nuovo centrosinistra ancora più democristiano?
Se Berlusconi deve preparare il programma per governare e Veltroni ragiona su un mix di proposte per impostare la stagione all’opposizione, anche Casini, invece di ripetere a manetta che lui è per il “merito”, dovrebbe farci sapere che farà da grande.
Sempre che abbia deciso di crescere e si decida prima o poi a smettere di frignare.
PS: preparatevi ad attendere il postino perché Silvio pure stavolta ci manderà la “letterina”. Da conservare con cura!
PS2: ieri Veltroni ha detto che lui sarebbe favorevole all’uso della castrazione chimica per i pedofili! al netto delle banali semplificazioni -è fascista, è uno stronzo, non serve, etc etc- che ne pensate di questo Veltroni che ora non rincorre più Berlusconi, ma punta direttamente a Fini? fa bene a dire ciò che pensa anche scontentando il suo elettorato, oppure questa della castrazione è una “costruzione fittizia” per dare l’idea al suo elettorato che la sinistra sta diventando più attenta alle problematiche della sicurezza? (Anche se una prima risposta a questa domanda potrebbe essere il fatto che sui principali quotidiani la notizia è messa in un trafiletto…)
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31 Responses to “Con chi andrà Casini?”
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Oh, io vi seguo e vi posso dire che visti dall’esterno sembrate tutti parte di grosse coalition
’sto blog anticipa i tempi!
questo tuo discorso, Grigio, significa che l’efficienza la fanno le forze del mercato. E’ un discorso liberale. Dal mio punto di vista non fa una piega, perchè la penso uguale.
E quindi venga presto il tempo, che auspicava Giancarlo, della consunzione naturale (ho capito bene?) dell’art. 18.
E ben vengano i politici che si sono attivati e che si attiveranno in questo senso. Va anche bene che inciucino, di qua e di là, per arrivare a tanto.
Già è una anomalia una azienda che poggia il 75% del proprio fatturato sulle richieste di un unico cliente… neppure mi meraviglierebbe che per produrre il restante 25% pur licenziando, tale azienda avrebbe avuto dei costi nella catena produttiva superiori, dati dai minori sconti dei fornitori a quelli superiori sui costi strutturali.
Non so se “salvare” tale imprenditore che chiude e riapre una azienda più piccola al 25% (sempificando) sia meglio che quel 25% non sia prodotto da altro imprenditore capace di restare sul mercato in primis meno legato a 1 clente.
In definitiva i posti di lavoro aumentano se una azienda risponde a “nuove” esigenze di mercato; altrimenti c’è “travaso” di posti di lavoro che “aimè” oggi alle volte è a favore di aziende dell’est europeo o continenti asiatici per ovvi motivi.
L’articolo 18 è un falso problema. Pur togliendolo non è che il lavoratore nella sua maggiore insicurezza contrarrebbe tutti i suoi consumi? Danneggiando molto di più le aziende che vorrebbero avvantaggiarsene?! Gli ammortizzatori ovvierebbero tale effetto controproducente.
Poi se qui si vuole condannare i sindacati quando difendono i fanulloni (non sempre e così sia chiaro) allora io sono della compagnia. Ma attenzione giancarlo ha elencato delle verità… mi dispiacerebbe che una azienda che pure stà sul mercato in ragione di un maggior profitto (solo per questo) licenzi troppo facilmente!
uffa, non potresti essere leggermente meno “incisivo” negli attributi che distribuisci quando commenti?
Premesso che ho un po’ più di 12 anni di esperienze, io mi riferivo a un’azienda che si è vista ridurre al 25% le commesse perchè il capo acquisti della più grande impresa italiana ha spostato il lavoro su qualcuno che gli retrocedeva di più. E dipendenti e sindacati non l’hanno voluto capire e attraverso un marchingegno tipico hanno accettato la mobilità ed il part-time, lavorando a ritmi così diluiti che l’azienda, per produrre il 25% ha dovuto seguitare a chiamare al lavoro quasi tutti i 300 dipendenti. Il risultato è stato la fine dell’azienda.
E’ poi recente, tanto a titolo di esempio, la ristrutturazione di una banca ex istituto di credito di diritto pubblico che ha fatto “scivolare” forzosamente a quattro soldi 200, o giù di lì, dipendenti con l’accordo dei sindacati, alla faccia dei floridi utili dichiarati in bilancio.
Ora dimmi, un piccola impresa con 25-30 dipendenti - alla quale quindi si applica l’art. 18 - può riuscire ad avere i sindacati dalla sua parte così come succede per i grandi? non può essere l’art. 18 un incentivo a stare sotto i 15 dipendenti e quindi a favorire l’offerta di lavoro precario?
La proposta Maroni voleva proprio alleggerire le costrizioni dell’art. 18, mi pare.
“aziende portate al fallimento per l’incapacità di dipendenti e di sindacati a capire che bisognava licenziare per salvare posti di lavoro e produzione” ???
Mi ricordi quel tal della SturmTruppen che sparava all’incontrario!
Le aziende falliscono perchè non riescono a stare sul mercato a causa della competizione internazionale o perchè hanno dei manager e/o proprietari incapaci o che non fanno propriamente gli interessi dell’azienda! Poi non sono così sicuro della incoscienza dei dipendenti che si “adagiano” anche in situazioni di malessere dell’azienda (azienda privata s’intende)!
Te lo dice uno che in 12 anni ha girato, da consulente oggi e da dipendente di multinzionale (che ha chiuso in Italia ristrutturando) prima, almeno 15 aziende di produzione industriale, telecomunicazioni, bancarie e assicurative.
conforme, Gianca’
L’art.18 comunque finirà, non fosse altro perchè sia applicherà a sempre meno lavoratori.
Comunque ci tengo a una precisazione perchè non vorrei che si pensasse che io scherzi sui morti ammazzati: io a Ichino non vorrei che nessun ministro desse del rompicoglioni neanche da vivo, e il fatto che uno rischi la vita per quei motivi mi fa girare le balle.
Gianca’ è verosimile quello che dici, ma siccome anche io ho quel tipo di esperienze di lavoro, ti assicuro che ho visto aziende portate al fallimento per l’incapacità di dipendenti e di sindacati a capire che bisognava licenziare per salvare posti di lavoro e produzione (in una impresa di 300 dipendenti, con discorsi del tipo: o tutti o nessuno, a 60 km a sud di Roma).
Berlusca ha sbagliato perchè non si è imposto, come dice Kagliostro non ha saputo impegnarsi sul piano ideologico.
Non giustifico, ma ancora oggi la riprova che l’aria non era così idilliaca è il chiarimento di oggi di Pezzotta: non si fece perchè il governo voleva prima la modifica e dopo gli ammortizzatori.
Però sentir dire che bisogna abolire l’art. 18 da un giuslavorista che si presenta nelle liste del PD, ammetti che è uno shock. Immaginati la faccia e il divertimento di Ferrero in trasmissione. Sembrava che dicesse: ah, cazzo, sto PD di Veltroni…più papalino del Papa (cioè-a-dire: più a destra del Berlusca del 2001)
@LM: non prendiamoci in giro, non c’è nessuna impresa al mondo che non licenzia per motivi economici. Forse ti confondi con i dipendenti statali. Io per lavoro frequento un bel po’ di aziende di tutti i tipi, dalle multinazionali alle aziende “un padrone due dipendenti” e credimi, quando ci sono stati problemi economici tutte quante licenziano eccome. Aggiungo anche che ci mancherebbe altro, se una azienda non sta economicamente sul mercato ha tutti i diritti di riorganizzarsi.
Il problema attuale è che le aziende oggi vorrebbero sbarazzarsi degli articoli 18 per alcuni motivi che ti elenco:
Costano di più in assoluto dei giovani precari (scatti anzianità, contrattazione aziendale fatta negli anni d’oro etc).
Anagraficamente è gente che passa i 40 anni, e se da una parte è vero che si andrà in pensione più tardi, nelle aziende un 50 è visto più o meno come un appestato.
Inoltre è gente che, avendo il posto sicuro, non ha il pepe al culo, è organizzata sindacalmente e non facilmente ricattabile. In quanto alle colpe di Berlusconi: questo tema è di quelli che scottano e nessuno ha brillato per averlo risolto in maniera degna.
Io personalmente a Berlusconi addebito (su questo tema, come su molti altri) l’incapacità di avere preso decisioni impopolari avendo le spalle coperte dal punto di vista politico. E non mi si venga a dire che aveva contro i sindacati, che c’e’ stato un periodo che ce li aveva in tasca i sindacati, e che comunque la Tachter mica si è cagata sotto per lo sciopero dei minatori.
…E’ già così per tutti non dire minkiate!…
veramente stamattina Ichino e Pezzotta si stavano ammazzando anche su questo