BREAKing NEWS: tutti in ginocchio di fronte all’Unità
Pubblicato: 13 October 2007, 3:30 pm Add commentsREVOLUTIONNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNN
MIELI MINACCIATO DI LICENZIAMENTO DA BAZOLI!!!
Leggere per credere, vorremmo dire che una roba del genere non avviene nemmeno nei paesi del terzo mondo, ma siamo sicuri che il domani ci riserverà ancora nuove sorprese.
A meno che l’elezione di Veltroni non metta fine alla legislatura più fantasmagorica del secolo.
Fantasmagorica perché a fronte di tasse impossibili, ogni giorno ci (a noi del cdx) regala gioie paragonabili quasi alla vittoria di uno scudetto.
Perché lo vogliate o no, i creazionisti hanno ragione: dietro tutto quanto c’è un logos, una ragione, un equilibrio che quando può si manifesta in maniera addirittura “ironica” (come in questo caso).
E dopo 5 anni della peggior opposizione mai vista, l’Unione in appena 12 mesi si è trovata a dover rispondere ale minchiate dette. Un cumulo di merda con timbro posta prioritaria che torna al mittante: dalla base di Aviano alle discariche, dalla TAV alle tasse, da Santoro alle banche.
Quello che è più divertente è che il “conto” (salatissimo) sta arrivando anche a quei “furbetti” del Corrierino.
Ehhhhh, erano stati davvero bravi quelli dell’Unità e dell’Unione a dire che Berlusconi aveva cacciato De Bortoli in favore di Mieli al Corriere per mettere il silenziatore all’informazione libera. Vi ricordate che dicevano? che la democrazia era in pericolo (insieme al clima, alla pace, alla salute, allo sport… roba da stretta sui coglioni vita natural durante).
Poi andò come andò ed il Corriere non solo non tifò per Berlusconi, ma ci fu il famoso endorsement scandalo.
Ed ora… TA-DA, anzi TAAAAAAAAAAA-DAAAAAAAAAAAAAAAA
MIELI MINACCIATO DI LICENZIAMENTO DA BAZOLI!!!
Le prime avvisaglie le avevamo avute con Gad Lerner durante la settimana passata. Avvisaglie “pesanti” in cui addirittura si rinfacciava a Mieli il crollo delle copie.
Casualmente Lerner si era dimenticato di dire a cosa fu dovuto quel crollo di copie (l’endorsement pro Prodi).
In ogni caso gli scazzi fra giornalisti (più primedonne di qualunque altra categoria) sono all’ordine del giorno quindi nessuno scandalo.
Viceversa MAI ci saremmo aspettati che dalle parti dell’Unione, qualche manina avrebbe sollevato il telefono e fatto muovere il culo addirittura a PADRE-PADRON Bazoli. Anzi, ma che stiamo dicendo?
Altro che sospetto: Bazoli alla fin fine altro non è che un EDITORE e gli EDITORI in tutti i paesi civili del mondo CAMBIANO I DIRETTORI dei loro giornali. Solo a sinistra, dove la pratica è.. praticata più che altrove, non vogliono accettare la realtà.
Insomma come avrete capito Bazoli vuol cacciare Mieli reo di criticare Prodi.
Nulla di male: possiede una banca e con i soldi altrui depositati in cassa, fa l’editore di un giornale come il Corsera.
Ed allora che c’è di male?
(PAPPA-PPERO-PAPPA-PA) C’è di male che grazie all’ennesima normalissima azione dei poteri forti italiani (che se l’avesse fatta Berlusconi avremmo avuto 12 milioni di comunisti in piazza con le magliette del Che e la Coca in canna), possiamo anche noi per un giorno dichiararci LETTORI DELL’UNITA’.
Sentite un po’ la LINEA del giornale sulla vicenda Mieli (quella che domani dovrà passare in tutti i i tg rossi a tutte le ore): Bazoli rimuove Mieli perché non ha dato spazio alla proposta di rendere IMMODIFICABILE la Costituzione italiana.
Ahhhhh però, che nobile motivo: la Costituzione NON SI TOCCA e se un direttore di giornale esprime la sua opinione, è giusto che il suo padrone lo cacci. Alla faccia dell’INDIPEDENZA DEI GIORNALI E DEI GIORNALISTI, alla faccia delle lotte contro l’ingerenza dei POTERI FORTI.
Del resto per Bazoli “[...]la Costituzione, ama ripetere ai suoi amici e collaboratori, è uno di quei pochissimi temi su cui si sente motivato a intervenire pubblicamente, fino a firmare l’appello per la difesa della Costituzione come fece pochi mesi fa[...]” (fonte l’Unità).
Insomma, Mieli non viene cacciato perché Bazoli è lo sponsor di Prodi e Mieli ne parla male: viene cacciato perché non vuole blindare la Costituzione da un possibile attacco dei marziani chiamati da BErlusconi per invadere l’Italia.
Ma porcaccia puttana, se in Italia abbiamo persone con una fantasia come quella di Gianola, perché non ci mettiamo finalmente a fare un po’ di film di fantascienza?
E che diamineeeeeeee.
Non voglio ammorbarvi, l’articolo dell’Unità è QUESTO (oppure cliccate su read more) e fa morire dalle risate (l’ho letto 3 volte e per le lacrime non è bastato un rotolo di asciugatto). Notare come l’articolista quando parli di Bazoli usi sempre parole dolci (Bazoli “consiglia” Mieli, Bazoli “raccomanda” a Mieli, Bazoli umilmente chiede che…)
Altro che PRAVDA, altro che SOVIET, altro che… caz… i!!!
GRAZIE PRODI!
GRAZIE SINISTRA!
PS: e stasera tutti a SQUARCIAGOLA “… E FORZA ITALIAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!”
2 - TRA BAZOLI E MIELI SCONTRO SULLA COSTITUZIONE
Rinaldo Gianola per l’Unità
La notizia circola a tarda sera, nella Milano dei salotti che si preparano al week end: «Questa volta Bazoli s’è davvero arrabbiato con Mieli». Se è così, questa non è una notizia: è una bomba. Giovanni Bazoli, presidente di Intesa-Sanpaolo, grande azionista del Corriere della Sera, che si confronta col direttore Paolo Mieli, non è un fatto di tutti i giorni. Eppure qualcosa di importante è successo. Così a una settimana dal sorprendente outing di Mieli a Capri, quando provò il piacere inquietante degli applausi dopo aver sollecitato gli istinti più bassi dei giovani industriali chiedendo le dimissioni del governo, siamo costretti a occuparci di nuovo del direttore del Corriere.
Un segno evidente della centralità di via Solferino negli assetti del potere, della politica, della finanza del Paese.
Il caso tra Bazoli e Mieli nasce su tema di prim’ordine: la Costituzione della Repubblica Italiana. Ecco i fatti. Un paio di settimane fa un gruppo di costituzionalisti e di intellettuali (tra cui Bassanini, Cheli, Luciani, Scoppola, Grosso, Spaventa, Magris, Aulenti e molti altri) scrisse una lettera aperta ai futuri leader del partito democratico sulla riforma della politica e la Costituzione.
Il documento chiedeva l’impegno a ridurre i costi della politica, a difendere una rigorosa etica pubblica e la fine delle riforme costituzionali di parte, cioè a colpi di maggioranza. In più, ecco il messaggio più forte, gli autori proponevano di “mettere in sicurezza” la Costituzione, elevando la maggioranza necessaria per procedere ai cambiamenti costituzionali. Questo documento venne proposto alla Repubblica, che lo pubblicò pur in uno spazio modesto, e al Corriere che, invece, non lo mise in pagina. Forse la lettera aperta non interessava il vertice del giornale o magari se ne sono dimenticati come spesso capita nelle redazioni.
Ma il quotidiano di Mieli, però, mostra nei giorni successivi un certo interesse verso il tema proposto nella lettera e in particolare dedica due editoriali che stroncano l’ipotesi di “mettere in sicurezza” la Costituzione. Prima si cimenta il liberale Piero Ostellino che parla della nostra Carta come di un retaggio sovietico, poi parte all’attacco Angelo Panebianco che non salva niente delle proposte degli autorevoli sottoscrittori della lettera aperta e attacca duramente la Costituzione repubblicana. Il caso potrebbe finire qui. Ma non finisce, anzi si apre un altro caso, ben più rilevante.
Bazoli chiama il direttore Mieli e gli chiede come mai il documento dei costituzionalisti non sia apparso sul Corriere della Sera, dove però compaiono articoli di dura critica, se non peggio. Le parole usate da Bazoli con Mieli non lasciano dubbi di interpretazione: «Se questa è la linea del Corriere sulla Costituzione, sappia che io non sono d’accordo» avrebbe detto.
Il presidente di Intesa avverte anche altri azionisti del Corriere, sembra Luca di Montezemolo e Diego Della Valle, della sua insoddisfazione per questa vicenda. Di più: il banchiere avrebbe parlato della necessità di discutere dell’andamento del Corriere e delle scelte della direzione in una prossima riunione del patto di sindacato. Bazoli, a quanto risulta, trova il conforto e l’appoggio dei suoi colleghi azionisti. Anzi, alcuni di loro per evitare altri guai avrebbero chiamato il professor Bassanini esprimendogli apprezzamento per le proposte e chiedendo scusa per il comportamento del Corriere.
E Mieli? Dotato di un’intelligenza acuminata, il direttore capisce al volo che tira un’ariaccia e cerca di parare il colpo. Bazoli, infatti, è tranquillo e pacifico, parla poco, ma quando si muove lascia il segno. D’altra parte la Costituzione, ama ripetere ai suoi amici e collaboratori, è uno di quei pochissimi temi su cui si sente motivato a intervenire pubblicamente, fino a firmare l’appello per la difesa della Costituzione come fece pochi mesi fa.
Il direttore è colto di sorpresa, imbarazzato, si giustifica, parla di incomprensioni, di un incidente involontario. E corre subito ai ripari per dimostrare la sua buona volontà. Chiama Bassanini e gli chiede di scrivere un articolo sui temi del documento mai apparso sul Corriere che, puntuale, viene pubblicato in bella evidenza ieri mattina in prima pagina col titolo «Non diamo alla Costituzione colpe non sue».
Ma la vicenda non è chiusa. La partita non finisce qui. Bazoli non ha detto nulla a Mieli sul suo intervento a Capri, anche se è facile immaginare che non gli sia affatto piaciuto. Ma il banchiere sulla Costituzione si è fatto sentire, eccome, con una «reazione negativa», come si racconta a Milano. Bazoli, inoltre, avrebbe suggerito a Mieli di aprire le pagine del quotidiano a un ampio dibattito sulla proposta di «mettere in sicurezza la Costituzione», un
confronto che potrebbe essere chiuso da “fondo” del direttore che scrive così raramente.
L’”incidente” tra Bazoli e Mieli potrebbe riaprire i giochi sui cambiamenti alla guida del Corriere e della Rcs Media, anche perchè da tempo è chiara una crescente divaricazione tra la direzione e alcuni grandi azionisti. C’è chi non aveva gradito la scelta di appoggiare il centrosinistra in campagna elettorale (nemmeno i lettori pare lo abbiano condiviso) e altri non hanno apprezzato le parole di Capri. Ora c’è il caso Costituzione
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SCUSAMI KAG MA NON HO PAROLE
Dillo a me che quando l’ho letto sono rimasto scioccato
Lo stesso gruppo dell’andata si ritrova sull’elicottero. Sono cambiati i piloti: due trentenni col capello corto e pettinato, inevitabile segno di riconoscimento di forze dell’ordine, polizia e militari convinti. Le due ragazze che pilotavano all’andata si sono cambiate e indossano entrambe un tailleur azzurro che sa abbastanza di hostess. Se ne stanno incantucciate piuttosto umili e depresse. C’è anche il ladro di eroina coi suoi difensori bamboccioni, i più scontenti della compagnia in quanto ancora offesi dal Ministro Padoa-Schioppa per via per l’appunto della ormai celebre definizione che li connota. Il loro protetto si balocca persino a scherzare sull’altra celebre espressione denigratoria “bamboccianti” ispirata al pittore caravaggesco olandese Pieter Van Laer, detto il Bamboccio e dice con estrema enfasi:
“Il movimento ispirato alle vostre persone è la rappresentazione stupendamente realistica e scenografica, senza intenti moralistici o simbolici, di momenti e situazioni della vita quotidiana entro un interno familiare contadino o borghese di comune semplicità della vita quotidiana, o all’esterno per raffigurare fiere popolari, feste campestri, mendicanti, monelli, streghe, puttanelle, storpi, esponenti di minoranze religiose, eccetera. Sono detti scene o pittura di genere gli interni di bettole con bevitori suonatori o giocatori di carte, le bambocciate, le nature morte e le scene di cucina con utensili, carni, pesce e verdure, carni o pecore scuoiate, teste di bue e mazzetti di pinzimonio con peperone crudo, come i cosiddetti bodegones resi celebri da Velazquez nella pittura spagnola del Seicento. La pittura di genere è stata a lungo considerata una forma d’arte minore rispetto ai generi nobili della pittura sacra, della pittura di storia o dei ritratti (come se ci fossero sempre dei bei soggetti, vedi per esempio Goya, che aveva già il gusto del brutto e del grottesco) e l’espressione “scena di genere” fa la sua apparizione nel linguaggio della critica nel corso dell’Ottocento, ma la pittura di genere nasce e si sviluppa nell’arte italiana ed europea a partire dal XVII e XVIII secolo, ad opera soprattutto del naturalismo dei caravaggeschi e dei bamboccianti e conosce una singolare fortuna nell’arte fiamminga e olandese.”
“Bella notizia” dice mia moglie “Noi invece siamo state in giro. Ci siamo accorte che i veneziani hanno tutti un passo imperioso. Scesi dal vaporetto vanno tutti a busso. E dire che non hanno calzature particolarmente comode. Rare le scarpe da ginnastica, prevale il cuoio e lo stivaletto.”
“Avete fatto acquisti?” Chiede il mio amico.
“No, non abbiamo preso niente.” Risponde la moglie del mio amico “abbiamo un po’ fatto le civettuole. Siamo state seguite da diverso giovanotti veneziani. E voi?”
“Noi no. Siamo andati a vedere una mostra di soldatini. Riproduzioni degli scenari della Linea Gotica. C’era anche il soldatino di Churcill che osservava il campo di battaglia dall’alto. E’ un fatto storico. Veramente si recò al fronte.” Risponde il mio amico con una prontezza incredibile e con la sua fervida fantasia.
“Io avevo sentito dire” dice sua moglie “che eravate da qualche altra parte. Un casino veneziano, tra i migliori del mondo.”
“Sì, un bordello fuori misura, con delle praticanti intelligenti e ispirate. Estetismo quasi dannunziano, tendaggi e ornati decadenti e sublimi.” Declama mia moglie. E la sua amichetta prosegue:
“Oh, ma noi siamo persone moderne. Non pratichiamo lo stalking.”
“Stalking?” Chiede perplesso Igor marini. Nessuno pare sapere cosa sia, ma fa piacere che in una compagnia ci sia quello che si sacrifica nella parte dell’ignorante.
“E’ il delitto passionale.” Dice mia moglie. “considerato ormai una forma coattiva di comportamento umano, che ha le proprie radici nella formazione della personalità, nell’infanzia e nell’adololescenza e si nutre chiaramente di carenze affettive. E’ ormai considerato come il craving, impulso all’assunzione di droga, che i nostri amici conoscono bene, e all’impulso del gioco d’azzardo o alla cleptomania, alla piromania.”
“Ah ecco, esatto” oso dire “in estate quando c’è la solita sequenza di incendi in tutta l’Italia i telecronisti parlano sempre in maniera o oscura e terribilmente spregiativa dei piromani, che però anche se vengono catturati difficilmente finiscono sulle trasmissioni di approfondimento televisivo. Quindi rimane una categoria oscura e misteriosa, quasi più vituperata dei serial liller, che prima o poi in un modo o nell’altro prendono la parola.”
“Io conosco uno di questi fottuti personaggi preda di impulsi.” Sbava Pusher dietro i suoi occhialini neri e i suoi labbroni rossi che sembrano voler schizzar sangue da un momento all’altro. E non è detto che poi riescano a farla franca.”
Il suo odio nei confronti del ladro di oppiacei ora si esprime in una forma convulsiva quasi irrefrenabile con movimenti a martello di entrambe le braccia e pestocchiamento dei piedi a 6000 b/sec.
Ma sotto all’incessante frastuono delle pale dell’elicottero si sviluppano altri discorsi. Uno dei due bamboccioni è stato a vedere il Kaos San Lazzaro, per fare un immotivato piacere all’infermiere. Ne parla con le lacrime agli occhi:
“Doveva essere la giornata della rinascita e invece no, è arrivata, per il Kaos Bolognasi consuma la terza sconfitta di questo avvio di stagione non certo felice, anzi molto triste ed ingiusto, segno che il calcetto sa essere anche più ingiusto del calcio. Segno che la palla è rotonda e che Baggio non era un leader. Questa volta i neri hanno perso a Dese di Venezia per quattro a tre. Oh disdetta!
Con una squadra che aveva un solo punto in classifica come i bolognesi e tanti problemi da risolvere sia in attacco che in difesa. .Evidentemente problemi che abbiamo anche noi, ma in misura minore e speriamo di risolvere. Mi accingo a raccontare per capire. Oh deh!
Sono passati 2,30” e il Dese va già in gol con Dedè che riceve un passaggio dalla sinistra in diagonale molto preciso che attraversa tutta l’area bolognese senza ostacoli; passano altri due minuti e mezzo e Renato salta due avversari a limite dell’area di rigore e fa secco il povero portiere Giannattasio.
Al 12’ una sfortunata autorete di Gomes porta il Dese sul 3 – 0 e la situazione si complica sempre più. Finalmente c’è un certo risveglio dei bolognesi e arriva al 19’ il rigore siglato da Rossa dopo un palo colpito in maniera clamorosa. La ripresa è tutta un’altra partita per il Kaos e al 24’ e 25’ arriva l’uno due di Tarnawski, molto simile a McRooney, che pareggia le sorti dell’incontro che adesso è proprio tutto nelle mani Kaos che con azioni su azioni, pali, salvataggi sulla linea di porta con il pallone che non vuole entrare, si catapulta verso la porta avversaria. Quando al 32’, inaspettato e regalato, arriva il 4 – 3 di Salomao che non si riesce più a recuperare fino alla fine.
Chi ha visto la partita, specie nel secondo tempo, dopo la durissima, quasi crudele strigliata di Andrejjic negli spogliatoi, ha visto un Kaos fare gioco, azioni , avere occasioni, eseguire folate pazzesche verso la porta avversaria, ma forse non con quella cattiveria che occorre in questo campionato di A2 che anno dopo anno si va facendo sempre più impegnativo, quasi pazzesco.
Dopo l’incontro casalingo con il Cagliari, il primo tempo con la Sangiorgese, la partita con l’Aosta e questa a Dese il Kaos ne esce con le ossa rotte ma con la consapevolezza di aver giocato moltobene per ampi tratti. Basterà il lavoro a superare anche quella certa sfortuna che affligge le neo promosse? Sabato prossimo al Palasavena arriva il Torino e non ci sarà il valoroso capitano Vignoli espulso per doppia ammonizione.”
“Ci andiamo tutti?” chiede la moglie del mio amico.
“Andiamo e tifiamo in maniera estrema. Ce la faremo.”
Ci abbracciamo tutti, intorno all’infermiere, che è il tifoso più sfegatato. Anche Ciaramella, anche Igor Marini. Più avulso Rocco Martino.
Ma presto l’argomento base diventa la politica, non a caso ci stiamo recando a votare. Uno dei bamboccioni è un appassionato militante di Forza italia. Dice:
“Voglio dire che una roba del genere non avviene nemmeno nei paesi del terzo mondo, ma siamo sicuri che il domani ci riserverà ancora nuove sorprese, dal cilindro usciranno lepri, conigli, pterodattili in pieno stile burlesque. A meno che l’elezione di Veltroni non metta fine alla legislatura più fantasmagorica del secolo. In un certo senso favolosa, ma non certo scoppiettante se si pensa al volto mesto da cagnone imperscrutabile del povero Elzeviro Holzeenbein Prodi. Fantasmagorica perché a fronte di tasse impossibili, ogni giorno ci regala gioie paragonabili quasi alla vittoria di uno scudetto o di gioie dell’umanità quali l’ammaraggio sulla luna o la scomparsa del vaiolo.”
“Non è male questa affermazione” cerco di commentare io pur sovrastato dal casino del velivolo “Perché anch’io credevo che il governo Berlusconi fosse il peggiore di tutti i tempi, e lo pensavo con ostinata innocenza. Peggio di Mussolini, che aveva dovuto affrontare il trapasso mondiale degli anni ’30, ma peggio anche di qualsiasi monarchia Borbonica in Francia o nel regno delle due Sicilie, in considerazione ovvio del maggiore tasso di povertà e dell’arretratezza tecnologica. Unico governo moderno ad essersi fatto su misure leggi autoconservative del proprio gruppo di potere, non piuttosto dell’elettorato di riferimento, che per forza è un’altra cosa.”
“Per Forza Italia è un’altra cosa!” Dice Ennio Doris suscitando una clamorosa e inarrestabile ilarità
Ma l’altro bamboccione prosegue piuttosto trionfante:
Perché lo vogliate o no, i creazionisti, i crudeli nemici Sir Charles Darwin, il primate fatto uomo, hanno ragione: dietro tutto quanto c’è un logos, una ragione, un equilibrio che quando può si manifesta in maniera addirittura “ironica” (come in questo caso). E dopo 5 anni della peggior opposizione mai vista, l’Unione in appena 12 mesi si è trovata a dover rispondere alle minchiate dette. Una vera montagna di deiezioni canine con timbro posta prioritaria che torna al mittente: dalla base di Aviano alle discariche, dai SERT, dalla TAV alle tasse, da Santoro alle banche, alla pasta, al prezzo del pane, al listino autobus, alle mafie emergenti nella loro lotta contro i cani sciolti del pizzo, alla cabbala, alla pessima faccenda del nucleare iraniano, al destinazionismo dei kaotiani e delle loro richieste di rimborso e così via, via, via all’osteria. Quello che è più divertente è il conto salatissimo che sta arrivando anche a quei furbetti del Corrierino dei piccoli.”
“ma questo dove le ha imparate queste cose?” chiede la moglie del mio amico.
“studiano molto la sera, poi si convincono a vicenda. Ne conosco uno pure io, si chiama Gianni. Tecniche identiche al partito comunista anni cinquanta. Si rintanavano nelle loro sezioni e si imbibiscono tramite trinariciutismo, un difetto anatomico che permette di instillare contenuti nell’encefalo. Era un metodo anteriore a quello attualmente in voga delle porticine di ingresso sotto-cute e dei microchip, ma si impara molto. Specie teoria marxista-leninista e azzurriamo berlusconiano.”
Ma ora tocca a parlare al primo bambocciate:
“Ehhhhh, erano stati davvero bravi quelli dell’Unità e dell’Unione a dire che Berlusconi, e quando si dice Berlusconi si intende sia lui che suo fratello, aveva cacciato De Bortoli in favore di Mieli al Corriere per mettere il silenziatore all’informazione libera. Vi ricordate che dicevano? Che la democrazia era in pericolo (insieme al clima, alla pace, alla salute, allo sport, alla skyline di Manhattan, alla stabilità economica dello Zimbawe a Solidarnosc… roba da stretta sui coglioni peri-scrotale vita natural durante). Poi andò come andò ed il Corriere non solo non tifò per Berlusconi, ma ci fu il famoso endorsement scandalo.”
“endorsement?” i chiede la moglie del mio amico
“Oh non preoccuparti” suggerisce il mio amico “questi bocconiani smidollati, avvocati delle cause perse amano questa terminologia iniziatica… sarebbe la modalità di diffusione di un messaggio pubblicitario che prevede l’intervento di testimonial chiamati a … “
“AAAAHHHHH”
Nel casino più totale si erge l’urlo di una delle due elicotteriste licenziate.
“ma potete dire a quei piloti di volare più alto? Abbiamo appena depilato un tetto di tutte le sue antenne! Ma non siete mai precipitati in elicottero?”
“Perché tu si?” Azzarda l’infermiere.
In effetti si vede tutto : i cortili con i cani dentro che abbaiano impazziti, alcune scenette all’interno delle finestre con madri che sorvegliano bambini che fanno i compiti, badanti ucraine che assistono vecchiette indomabili, indefesse stiratrici dinanzi a montagne di biancheria, ladruncoli che saltellano da un appartamento all’altro. Molti di noi sono incantati a guardare fuori un’immagine realistica della società, altri badano alle chiacchiere più vacue.
“hanno liberato bertrand cantat, quello dei Noir Desire, che ha ucciso marie Trintignant.” Dice il prigioniero ladro di caramelle e di droga pesante, forse cercando di introdurre un discorso a lui favorevole.
“Sì,” dice mia moglie “ha fatto solo quattro anni di carcere. “Un po’ poco per aver ucciso a calci e pugni una donna che non arrivava a cinquanta chili.”
“Oh, penso che gli abbiano dato la buona condotta.” Mormora una delle guardie del corpo.
“La detenzione è stata breve.” Dice il mio amico “ma la legge rispettata. Bisogna considerare tutto. Il carcere è una polveriera che produce violenza. Il fatto che le pene siano più miti può darsi che alla fine sia un vantaggio per la collettività.2
“Sì, ma i crimini sono in aumento e la gente ha paura!” Borbotta provocatoriamente il processando.
“La gente ha paura., le donnelle borghesi del centro detentrici di appartamenti in affitto a studenti hanno paura a girare. Ma questo è un fatto soggettivo. Il fatto che gli omicidi sono in calo. Gli stupri non si sa bene perché un tempo non venivano denunciati e quello che è stupro adesso non lo era trent’anni fa.” Dice mia moglie e quando parla così un po’ mi inorgoglisco.
“Ma la tv è piena di omicidi!” continua il ladro, anche se in molti dubitano che sia convinto.
“E’ una questione di cassa di risonanza mediatica, fanno molto effetto ma sono di meno. Poi la gente non si sa bene se si identifichi tanto con le vittime che con i carnefici. Più facile la seconda ipositi, ognuno ha paura che dentro di sé si scateni la bestia, come è successo a me in Africa. Sia a me che ad Arthur Rimbaud. “ dice giustamente Rocco Martino e questo stimola anche il suo amico, che fino ad un attimo prima gli stava aggrappato alle spalle.
“ma cantat è uno pseudonimo o si chiamava così fin da piccolo e quindi sarebbe un caso di omen-nomen?” Chiede Igor marini che sembra svegliatosi da un torpore assoluto. Questa domanda non ha risposta. Ci accingiamo ad atterrare nei prati dei Giardini Margherita. Fuggono tutti: bambini, mamme con la carrozzina, badanti moldave, fotografi dilettanti e professionisti e nugoli di lavoratori senegalesi. Fuggono persino i Vigili Urbani, che torneranno più tardi armati dei loro taccuini.