A causa dei sempre più forti mal di pancia causati dall’Unione, sta passando però sottogamba un’altra montagna di “bravate” dei discepoli della sinistra.
Infatti non c’è più un solo programma televisivo in cui gli ospiti presenti in studio siano al 75% di sinistra ed il 25% “misti”.
E le cose vanno sempre più peggiorando: facendo un banalissimo calcolo sui programmi informativi, ci si accorgerà di come l’offerta sia assolutamente sbilanciata: Ballarò, Anno zero, la rubrica di Enzo Biagi, Primo Piano, il meteo su Raitre, Report (vabbé quest’ultimo 1 domenica sì ed una no) e chi più ne ha più ne metta, contro il solito Vespa (in seconda serata oltretutto) con 4 serate a disposizione (di cui 2 dedicate a cazzate). Anzi, fra qualche mese, Vespa dovrà pure cederne una per far posto a.. Benigni. E non parliamo poi di come si comporta Vespa con i politici di sinistra rispetto alle controparti di Floris e Santoro.
La RAI andrebbe privatizzata, non tanto perché si realizzerebbe un bel polo televisivo pluralista, quanto per non pagare lo stipendio a Santoro.
Passando sul “privato” è strabiliante come La7 sia stata lasciata da quest’anno nelle mani del solo Piroso e di come i risultati (sia in termini di share che di qualità) vadano sempre più peggiorando.
Così se a Ballarò per la seconda settimana consecutiva, tra ospiti in e fuori studio la disparità è palese ed accentuata da un Floris che lascia parlare solo gli “amici” (criticandoli, riprendendoli, contestandoli, ma alla fine parlano solo loro), per La7 la scelta di polo televisivo “leftist” è una scelta di vita.
Si parte dalla mattina presto con Omnibus (che in questo momento ospita Sartori, Pancho Pardi e Berselli), si prosegue con i telegiornali “vetrina” del PD ed il pomeriggio c’è addirittura una intera trasmissione di 1 ora tutta dedicata alle (finte) primarie del PD (evidentemente pensano di fare una specie di Grande fratello democratico), per finire col solito tg e, a scelta, o la trasmissione di Gad Lerner, o quella della D’Amico o quella della Bignardi o quella di Crozza.
Un paio di volte a settimana c’è un bel documentario sul nazismo o sui faraoni egiziani.
Il tutto è straordinario: com’è possibile che una televisione legata ad un gruppo societario forte e capitalista e che soprattutto dovrebbe tenerci ad essere pluralista, lasci che la propria televisione venga usata come ciclostile di propaganda?
Ok, ogni televisione o giornale che si rispetti ha una sua linea politica, ci mancherebbe altro. Però è assurdo che un gruppo come Telecom faccia una televisione del genere.
Berlusconi che è Berlusconi, non ha trasformato Mediaset nella tv di Forza Italia.
Al di là del fatto che le trasmissioni politiche si contano sulla punta delle dita, sia Mentana che Emilio Fede, e Belpietro, hanno in studio sempre un numero di ospiti tale da rispettare una certa parità (anzi… Mentana semmai fa l’anti Emilio Fede).
A questo va aggiunto che gli artisti di La7 non vengono certo pagati meno di quelli Mediaset (escludendo Bonolis e Gerry Scotti of course) eppure i risultati sono i peggiori di sempre.
Addirittura, unico caso in Italia, il tg de la7 ribalta la famosa regola per cui il tg ha SEMPRE ascolti superiore alla media di rete (Studio Aperto delle 18:30 tocca il 30% di share in estate).
Possibile che gli imprenditori di Telecom non si accorgano che la televisione di Piroso, per quanto interessante e “colta” stia sempre più sprofondando in un assurdo reality televisivo che segue con accanimento terapeutico la coalizione di sinistra escludendo quasi per principio più di metà elettorato?
Viene da pensare che forse La7 non la guardino neppure loro.
E’ l’ennesima dimostrazione del fatto che chi la mena tanto con il pluralismo televisivo, alla fine è il primo a non rispettarlo.
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