Ieri c’era un bell’articolo sul Sole 24 ore che spiegava il PdL come una mossa di marketing di ultima generazione (ovviamente di Berlusconi).
Ed indubbiamente lo è.
Ma altrettanto indubbio che, anche se scevro dalle solite baggianate anti-berlusconiane del partito di plastica, parlare del PdL solo come una mossa di marketing… d’accordo il marketing è una parte importante, ma non l’unica. Soprattutto quando il tuo prodotto non ha il solo scopo di essere venduto, ma anche essere usato contro i tuoi “avversari”.
Diciamo che la nascita del PdL ha chiarito un dubbio: il nuovo partito avrà ancora la parola “libertà” nel nome.
Qualcuno ribatterà: ma va?
Eh no, il nome e la ragione sociale sono importantissimi.
Per capirlo basta saltare sull’altra sponda politica dove ieri si è aperta la discussione più importante. Tanto importante che sui giornali se ne parla pochissimo.
Veltroni da Parigi ha proposto (finalmente!) un tema concreto: il PD come inizio dell’avventura “dell’Internazionale democratica”.
Se n’era già parlato, ma poi la discussione era stata archiviata con l’intento di mollare la patata bollente al vincitore delle primarie. E poiché prima o poi sarebbe arrivato il momento di dire alla gente da che parte sta il partito democratico, Veltroni ha affrontato il prima delicatissimo tema della nuova stagione.
Il PD è un partito di sinistra? è un partito socialista?
O è un partito di centro? un partito popolare-progressista?
Veltroni nel suo piccolo ha fatto come fa di solito (e come buona tradizione comunista gli ha insegnato): se una domanda non ti piace, cambiala. Poiché quelli della Margherita della parola “socialista” non vogliono sentir parlare (soprattutto in un periodo dove i riformisti alla Rutelli(?) sono visti come l’aristocrazia della politica), Veltroni sta cercando di aggirare l’ostacolo (ma prima di lui anche Fassino) cercando di far accettare alla sua base, la rinuncia alla “tradizione”. E così ora al posto di “socialista” c’è la new entry -made in USA- “democratico” che fa più moderno.
Fosse per noi consiglieremmo a Veltroni di togliere pure quell’”Internazionale”, ma tant’è…
A differenza del PdL, dove ormai la parola libertà la fa da padrona da 13 anni (almeno a parole, ma in parte anche nei fatti), nel PD la rinuncia ad usare l’aggettivo “socialista” sarebbe una vera rivoluzione culturale (che va sostenuta con forza anche da quelli di centro-destra).
Forse all’atto pratico non cambierebbe tanto a livello di “soluzioni”, quanto di mentalità.
Il socialismo è una ideologia, una religione atea che non ammette discussioni: ad es. il lavoratore va protetto con diritti inalienabili è un comandamento più che un obiettivo raggiungibile in vario modo. Togliere quell’aggettivo vuol dire appunto rinunciare (parzialmente) all’ideologia sottostante.
Tutto bene dunque? magari. PErché anche se la direzione è giustissima (e speriamo che Letta sostenga Veltroni in questa scelta) i problemi sono enormi.
L’ideologia è un collante molto forte e mai come ora a sinistra ne hanno bisogno per non far allontanare altri pezzi di elettorato.
Tanto più che al nord Bossi sta riconquistando carisma ed alcuni potrebbero trovare addirittura seducente un partito Mastella-Casini-DiPietro-Montezemolo.
Ed ancor di più perché i partiti socialisti europei, che si riconoscono nel PSE ed in quella denominazione, non hanno grossissimi motivi per avventurarsi in un cambio del genere. Eppoi hanno una scusa validissima da opporre a Veltroni: perché cambiare quando probabilmente il PD prenderà pure meno voti?
Forse solo il PS francese potrebbe essere interessato visto lo stato drammatico in cui giace. Ma gli altri…
In ogni caso la scelta della “posizione del PD” è una scelta di marketing determinante in vista del futuro, molto più che non il PdL della sciura Brambilla. Speriamo che Veltroni non faccia il voltagabbana (cosa che gli riesce benissimo) e si impegni a fondo per iniziare a mettere fine ad una tradizione che ormai non ha più ragione di esistere.
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23 Responses to “Quando il nome conta…”
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Dell’Utri non mi ha fatto nulla?? Guarda che sono cittadino italiano io. E attualmente contribuisco modestamente anche alla sua immunità pagando. E la cosa non è che mi renda particolarmente felice o sicuro.
Infatti non potendo misurare il bene che c’è all’interno di una coppia, vorrei che tutti gli italiani fossero più maturi, sapessero chi stanno votando e pure che per metter su famiglia ci va testa e non deve essere solo capriccio o ripiego.
Indi non volendo far torti o mi fido di tutti o non mi fido di nessuno, ma essendo che non ci posso far nulla, per ora le cose stanno come stanno e l’importante è parlarne e dibattere. Facendolo emergono nuovi punti di vista che aiutano a migliorare il mondo almeno contestualmente.
Che era poi lo scopo iniziale dei miei post.
Così dovrebbe essere in parlamento, ma da qualche anno a questa parte le cose non vanno tali, ed io comincio a preoccuparmi.
L’abbiamo fatto per un argomento, di argomentare, non vedo come faccia paura farlo per gli altri 999, forse per mancanza di tempo, in fondo per il mio post chilometrico dell’altra volta ci ho messo qualche ora. Ma ci tenevo tant’è. Ora invece sono maturato, torno alle mie cose, forse per me è meglio non perdere più di tanto tempo.
Insomma…. buon lavoro!
W la figa e chi la castiga!
Mmmmhhh, ma il bene di una coppia come lo misuri?
no, no, attenzione a non far confusione: il matrimonio non è una cosa basata su un indicatore di felicità (del tipo, ti puoi sposare se e solo se sei tot felice).
Per lo stato non è altro che un contratto da regolare in quanto riguarda se stesso visto che è dall’unione uomo-donna che (per il momento )arrivano i futuri membri dello stato.
Ma questo non esclude affatto che ognuno si possa accoppiare-accasare con chi gli pare.
Ecco perché io non capisco il bisogno del riconoscimento-regolamentazione dello stato anche per cose che non c’entrano nulla col matrimonio classico.
E lascialo stare DEll’Utri che non ti ha fatto nulla
Cmq bella discussione: chiudiamola con un W la figa e Martina Colombari!
Ok, infatti fosse per me non sovvenzionerei neppure i giornali i quali a loro volta sostengono i partiti. Le squadre di calcio invece le sovvenzionerei per il ruolo sociale che svolgono (Dell’Utri lo dovrebbe sapere bene).
Me ne fregehrei invece se a volersi bene fosse una coppia, a patto che si voglia veramente bene.
D’accordo anche sul fatto delle persone in orfanotrofio.
Basta infine con le sovvenzioni a pioggia e per capriccio.
In ogni caso non hai tutti i torti
Tanti saluti buone cose
Luca, a parte gli stereotipi sulle famiglie BArilla che non sono tutte rose e fiori mentre invece se la famiglia non è BArilla è semplicemente fantastica, ecco al di là di questo il concetto non è difficile: uomo e donna si sposano e prendono delle sovvenzioni.
Poi se vogliono divorziano.
Invece gruppi diversi, uomo-uomo, donna-donna, uomo-donna-uomo. squadra-di-calcio, possono benissimo formare milioni di famiglie, ma credo che qualche differenza e qualche motivo in meno perché lo stato li sovvenzioni ci sia.
Questo a mio modesto parere.
Ciaooooooooo
Non conosci nemmeno una famiglia combinata in un matrimonio riparatore perché non conoscevano i preservativi ma la voglia di farla era tanta?
E le tensioni scaricate sui figli?
Vero che sai degli studi Americani che dicono che una famiglia dove ci si vuole bene non conta il sesso dei componenti per la crescita sana della persona e della società? A meno di pregiudizi e di gente che non vuole discutere?
(W la figa e la Colombari
)
Capisco: quindi bastano due che si sono ritrovati a fare la famiglia Barilla solo per rispettare le convenzioni sociali, oppure perché il matrimonio gli è stato combinato e tutto va bene.
Ma non conosci nemmeno una famiglia Barilla che sembra tutto rose e fiori e poi è solo falsità e dietro non si vogliono realmente bene ma si fanno i cornetti (Barilla)? …dove poi i figli patiscono quando non sono ripresi dalle telecamere e da adolescenti ed adulti fanno le peggio cose?
Intendi pure questo per famiglia?
beh qualsiasi tipo di famiglia vuol dire esattamente quello che ti ho detto sotto. Cioé qualsiasi tipo, tutte, everything.
Ok il nucleo Barilla.
Ok alla famiglia allargata a nonni e zii.
Ok alla famiglia mafiosa.
A me però interessava il significato che tu dai al termine famiglia nella frase scritta da te più sopra e che io provo a riportare con un copiaincolla:
…Viceversa riservare a qualsiasi tipo di “famiglia” lo stesso trattamento di quella tradizionale è praticamente inutile. …
Non ti arrampicare ti prego sui vetri, mi interessa il dialogo con te, non con il dizionario
Beh credo che per famiglia bisognerebbe fare come fanno i vocabolari: ti danno più versioni in base a ciò di cui si sta discutendo.
Quindi come prima cosa mi viene in mente il “nucleo Barilla”, poi la famiglia allargata anche ai nonni e agli zii, poi per estensione molto estesa anche un certo tipo di amicizie molto strette.
Cosa intendi per famiglia?