Abbiate pazienza, prima di giudicarmi leggendo il titolo: non sono ubriaco, sono nel pieno possesso delle mie facoltà mentali.
L’opposizione che la Casa delle Libertà ha messo in piedi dopo la sconfitta del 10 aprile ha le sembianze di una danza della pioggia, di un rito propiziatorio di un evento che è ritenuto influenzabile ma che in realtà segue dinamiche e meccanismi del tutto propri ed originali. Il richiamo alla piazza da una parte, la rivendicazione di una opposizione diversa dall’altra parte, il profilo alto o basso a seconda delle circostanze, e un atteggiamento parlamentare non decisamente ostruzionistico (se non morbido - giovedì il vicecapogruppo dell’Ulivo alla Camera Marina Sereni sosteneva a Otto e mezzo che, in fondo, il dibattito parlamentare sulla finanziaria è iniziato in maniera proficua e con ritmi assai veloci, senza intoppi inutili). E’ probabile che, a differenza delle pubbliche dichiarazioni, i leader del centrodestra (Berlusconi, Fini, Casini) e i loro comprimari (Tremonti, Formigoni, Alemanno) stiano lavorando ad un obiettivo preciso: non governare.
E’ da diversi lustri che vigorose si alzano da parte di intellettuali, politologi, grande stampa, ma anche, in maniera meno raffinata, dall’elettorato più semplice, le richieste di stabilità del sistema. La scorsa legislatura ha visto il governo più duraturo della storia repubblicana, e una maggioranza sempre uguale a se stessa durante l’intero ciclo parlamentare. Giovanni Sartori avrebbe probabilmente da obiettare sulla stabilità fornita dai governi Berlusconi II e Berlusconi III, con molte ragioni e pochi torti, ad essere obiettivi; tuttavia è innegabile che la durata dei governi è condizione necessaria (seppur non sufficiente) della stabilità , anticamera del buon governo. E’ altresì innegabile che la stabilità è un requisito da richiedere a qualsiasi governo, di qualsiasi colore politico, anche a quello attuale di Romano Prodi.
Diamo retta ad un luogo comune: l’interesse nazionale è di destra, e conseguentemente questo stesso interesse deve spingere l’attuale opposizione a fare una propria bandiera la stabilità di governo, anche se questo è di centrosinistra. Un’opposizione responsabile, inoltre, cercherebbe da un lato di influenzare il più possibile le politiche della maggioranza, e allo stesso tempo di creare un’alternativa di governo credibile. E qui è il punto.
I leader della CdL probabilmente se ne infischiano del discorso sulla stabilità di cui sopra; certamente, però, sanno che l’alternativa di governo credibile (corollario, a carico della minoranza, del principio di stabilità ) attualmente non esiste. Un eventuale appuntamento alle urne presenterebbe agli elettori il ritorno dell’identico, con questa legge elettorale o con l’altra possibile (proporzionale senza coalizioni, con sbarramento e premio di maggioranza): non solo la rissosità fino a pochi mesi fa illustrata dalla magica formula delle tre punte, ma anche una proposta programmatica carente. Quale impegno per il mercato, dopo la serrata di scudi al fianco di avvocati e tassisti? Come toccare il sistema bancario, dopo le lotte fratricide della scorsa legislatura, e stante l’ostilità dei maggiori protagonisti del settore? Quale proposta per il federalismo, dopo la bocciatura del referendum e il ritorno al proporzionalismo? Cosa fare delle riforme (scuola, giustizia) cancellate dall’Unione? Riproporle, coi medesimi mal di pancia visti nella scorsa legislatura, presentarne di nuove (con nuovi mal di pancia) o cosa? E così via, senza trascurare, ma qui appena accennando, la questione degli uomini e dei leader, e il fatto che probabilmente la precarietà apparente del governo Prodi è dovuta a sue carenze strutturali, piuttosto che a fattori esterni.
La scomoda verità del segretario dell’Udc Lorenzo Cesa - «l’esperienza della Cdl è conclusa» - è nella mente di tutti. E’ il pieno che occupa i vuoti, e non viceversa, è una legge fisica banale ma universale. Come può, quindi, questa opposizione così divisa, presentarsi per governare? Forse - sottolineo, forse - la dirigenza della Cdl sta mostrando una certa responabilità nell’evitare di forzare la mano, in Senato (come mostrano certe assenze ripetute) e non solo. O forse, qualcuno è in attesa della Grosse Koalition. Lo stesso Silvio Berlusconi, come ha affermato più volte. E il creatore de facto del bipolarismo all’italiana ci riporterebbe al regime del governo sempre uguale a se stesso.
Speriamo che queste mosse siano davvero ispirate da responsabilità . Un’altra traversata nel deserto non è una bestemmia.
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6 Responses to “Viva il governo”
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Tu quoque Kaglio fili mi.
Hai capito quello che ti dico da mesi. Si rivota nel 2011, con Prodi PdC, c’
Guardate che il post
Vuoi un consiglio da uno che se intende di grafica: il nome dell’autore sotto al titolo…
Viva il Governo
by Corrado
Non ci posso credereeeeeee
by Kagliostro
Mmmhhh dovrei lavorarci un po’ ma si pu
Una chiave di lettura interessante…
Preso atto che Prodi & co non hanno i presupposti per governare a lungo, ma supponendo anche che Napolitano far